Il mio percorso nel mondo educativo è nato dall'esperienza. Ho iniziato a lavorare in una comunità educativa per adolescenti; è stato lì che ho scoperto quanto mi venisse naturale stare nella relazione con l'altro: ascoltare e osservare per trovare un modo per esserci.
Con bambini e ragazzi ho sempre trovato una forma di relazione che sentivo autentica, senza troppe sovrastrutture, capace di restituire immediatamente ciò che accadeva tra noi. Da questo interesse, è nato il desiderio di approfondire e intraprendere il mio percorso universitario come Educatrice Professionale.
Successivamente il mio percorso mi ha portata a lavorare in ambito scolastico, sempre come educatrice.
È stato proprio a scuola che ho iniziato a interrogarmi sul ruolo della famiglia e sul legame tra questi due contesti educativi: se il lavoro educativo che facciamo a scuola non riesce a trovare un filo conduttore nella vita familiare, qual è il senso di tutto ciò?
Ho capito così che lo sguardo doveva diventare più ampio: non bastava occuparsi del bambino, ma allargarsi al contesto degli adulti che lo accompagnano.
È così che ho proseguito gli studi con il corso magistrale in Scienze Pedagogiche.
Poi è nato mio figlio Lorenzo.
Fin da subito ho incontrato una delle difficoltà che più hanno messo a dura prova le mie certezze: il sonno. Sono stati mesi e anni di grande privazione, attraversati da un periodo familiare particolarmente complesso. Mi sono trovata a vivere in prima persona quella sensazione che conoscevo professionalmente, ma che da genitore assume un significato completamente diverso: sentirmi sola, in difficoltà e, soprattutto, lontana dalla persona competente che pensavo di essere.
Il sonno è stato uno dei primi ambiti in cui ho costruito competenze specifiche, ma soprattutto mi ha portato a guardare con occhi diversi la fatica dei genitori.
E ho iniziato a chiedermi: quello che faccio come genitore mi rappresenta davvero, oppure è qualcosa che ho semplicemente imparato e portato con me?
Non si trattava di stabilire cosa fosse giusto o sbagliato. Alcune delle cose che facevo potevano essere perfettamente valide, ma semplicemente non mi risuonavano.
Ho fermato il pilota automatico mettendo in discussione i miei valori e le mie convinzioni, per riuscire a distinguere ciò che avevo ricevuto da ciò che sentivo realmente mio.
È stato un percorso di consapevolezza che mi ha portata, passo dopo passo, a costruire la mia bussola, nella vita e nel lavoro.
